Stato e Antistato, il pentito, l’onore e il superpoliziotto. Chi risarcirà Vittorio Pisani?

Il pentito Salvatore Lo Russo è stato condannato dal giudice monocratico di Benevento a 3 anni e 6 mesi per calunnia.

L’ex boss della camorra diventò famoso per avere infangato un superpoliziotto che aveva mandato in galera i latitanti più pericolosi della camorra napoletana.

Era il 30 giugno di 5 anni fa quando Vittorio Pisani, allora capo della Mobile di Napoli ed oggi, finalmente, questore, venne indagato. Per lui era stato chiesto addirittura l’arresto per le dichiarazioni di Lo Russo: il Tribunale rigettò la richiesta ma comunque gli notificarono il divieto di dimora nella città doveva aveva rappresentato lo Stato nella lotta contro i criminali.

Coperto dai sospetti di un delinquente qualunque che si toglieva più di una pietra dalla scarpa. Un enorme favore alla camorra: Pisani fuorigioco era un assist formidabile per chi viveva nell’ombra dell’illegalità.

Vittorio Pisani nel processo si difese, spiegò punto su punto che non aveva avuto rapporti poco professionali con il signor Lo Russo e, benché in “esilio” forzato, guidò i suoi uomini e i magistrati alla cattura del boss dei boss, Michele Zagaria.

Nella Questura di Caserta i poliziotti urlavano il suo nome, gridavano Pi-sa-ni: per rispondere così al torto che, giustamente, stesse subendo il loro capo, il loro collega. Neppure il tempo di gioire per quell’arresto che dovette lasciare la sua città. Quella Squadra Mobile che pure aveva risolto una faida, quella di Scampia, come la chiamammo noi giornalisti, venne di fatto smantellata.

La condanna di Salvatore Lo Russo restituisce un altro pezzo d’onore a Vittorio Pisani.

Ma torno a chiedermi, da questo blog l’ho già fatto, chi gli restituirà quello che gli hanno tolto? La serenità familiare, fu costretto ad andare lontano da casa; la carriera, era lanciatissimo, si parlava di lui come del futuro Capo della Polizia… Per non parlare della sua vita passata al setaccio, rivoltata come un calzino: una violenza assurdo per uno che era il castiga-camorristi.

Antonio Iovine, Cesare pagano, i Russo di Nola e tanti altri..i delitti risolti poi a partire da quello dell’imprenditore Franco Ambrosio…

Ribadisco quanto messo su carta all’indomani dell’assoluzione del brillante imvestigatore: “Chi scrive conosce bene Pisani ed ha sempre creduto nella sua innocenza e pensato che togliere di mezzo uno come lui voleva dire soltanto fare un gran piacere ai camorristi. In questi anni Vittorio Pisani ha pagato per colpe mai avute ma l’interrogativo é lecito: chi pagherà per tutto questo?”.

Ora però mi chiedo : pagherà qualcuno? Risarciranno Pisani? Non parlo di soldi…

Camorra, la mattanza continua: 12 morti dall’inizio dell’anno nel napoletano

La camorra torna a sparare e lo fa ancora una volta nella zona di Nola, provincia di Napoli: Francesco Tafuro, 32 anni, incensurato e Marcello Liguori, 31 anni, qualche precedente per gioco d’azzardo sono stati uccisi nelle campagne di Saviano. I loro corpi senza vita sono stati ritrovati dai carabinieri vicino all’auto di uno dei due. L’ultimo agguato nella zona a Mariglianella, dove il 28 gennaio è stato ucciso il pregiudicato Vincenzo Artistico.

Con questo duplice omicidio il bilancio dei morti ammazzati dall’inizio dell’anno sale a 12.

È la geografia della mala che sta cambiando: secondo la Dia a Napoli e in provincia ci sono ben 110 clan che possono contare su 5 mila persone, fra loro ci sono molti, troppi minorenni che vivono gli scontri fra bande come se fossero in un videogioco. Con il paradosso che più arresti ci sono, più scalano le gerarchie criminali i giovanissimi.

Tutto in nome di un lucroso affare: quello della droga. Dove pochi, i narcos nostrani collegati con trafficanti di droga sudamericani e spagnoli, investono i soldi di molti, cioè gli esponenti dei tanti clan che provano a dividersi le piazze di spaccio.

Il superpoliziotto Vittorio Pisani assolto dall’accusa di aver favorito i clan: il fatto non sussiste

Vittorio Pisani, il superpoliziotto accusato di aver favorito i clan, di aver avuto un rapporto poco professionale con un pentito della camorra, é stato assolto perché il fatto non sussiste. Dopo due anni e mezzo di graticola. Dopo che non ha neppure potuto gioire per aver catturato il boss Michele Zagaria perché poche ore dopo l’arresto dovette tornare nell’esilio al quale lo avevano costretto i magistrati vietandogli di dimorare a Napoli. Adesso però chi restituirà a Pisani quello che i magistrati gli hanno tolto? Giovane, brillante, era in piena ascesa e già si parlava di lui come del futuro capo della polizia quando é finito nell’indagine dei sostituti Amato e Parascandolo. É stato infangato, coperto dall’ombra più scura per uno che fa il poliziotto: il sospetto di aver rapporti con la camorra. É stato radiografato: persino l’acquisto della sua casa passato al setaccio. Tutte cose che hanno fatto si che la camorra brindasse: i boss si erano tolti dalle scatole uno che ne aveva arrestati tanti, un investigatore di razza, un castiga camorristi .
Chi darà a Vittorio Pisani quello che gli é stato tolto? Uno soltanto – che ora non c’é più – lo difese fino in fondo: il capo della polizia Antonio Manganelli che non volle accettare il suggerimento dei vertici della Procura napoletana di mettere Vittorio Pisani in disparte.
Chi scrive conosce bene Pisani ed ha sempre creduto nella sua innocenza e pensato che togliere di mezzo uno come lui voleva dire soltanto fare un gran piacere ai camorristi. In questi anni Vittorio Pisani ha pagato per colpe mai avute ma l’interrogativo é lecito: chi pagherà per tutto questo?

RIFIUTI NOCIVI, SI SCAVA A CASAL DI PRINCIPE: UN NUOVO PENTITO DOPO LE CONFESSIONI DI CARMINE SCHIAVONE

Già dalle prime ore dell’alba i Carabinieri di Caserta hanno recintato la zona dove scavare per cercare i rifiuti nocivi che vi sarebbero stati interrati. Non siamo lontani dallo stadio di Casal di Principe, nella zona indicata già da tempo dal pentito Carmine Schiavone e, ultimamente, da un neo collaboratore di giustizia che sta indicando ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, in particolare al dottor Giovanni Conso , dove scavare. Con i carabinieri i Vigili del Fuoco con lo speciale Nucleo NBCR, l’Arpac di Napoli e l’Asl di Caserta. Il ritrovamento di rifiuti nocivi – che non é una novità da queste parti, riporterebbe l’obiettivo su questa terra martoriata e avvelenata da imprenditori senza scrupoli di tutta Italia che per risparmiare sullo smaltimento si sono serviti della camorra.

Camorra, catturato Michele Di Nardo, reggente del clan Mallardo. Era a Palinuro in vacanza

Era al mare Michele Di Nardo, 34 anni, di Giugliano, considerato dagli inquirenti il reggente del clan camorristico dei Mallardo. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna (Na) e della Compagnia di Sapri, Salerno, lo hanno catturato a Palinuro.
Di Nardo era ricercato dal 2012 in tutta Europa, inserito nella lista dei latitanti pericolosi.
L’uomo si era dato alla macchia per sfuggire a due ordinanze emesse ad aprile 2012 e luglio 2013 per associazione di tipo mafioso ed estorsione.
Quando i militari dell’Arma l’hanno catturato era tranquillamente seduto in un bar a Palinuri, Salerno, nota località balneare, insieme alla sua compagna con la quale stava trascorrendo un breve periodo di vacanza.
Dalle attività investigative è emerso che Michele Di Nardo è l’attuale reggente del citato clan, riorganizzato sul territorio dopo la disarticolazione del gruppo camorristico, a seguito della condanna all’ergastolo dei capi storici, i fratelli Giuseppe e Francesco Mallardo, mantenendo il controllo delle attività estorsive e del traffico degli stupefacenti.

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Camorra, clan dei Casalesi: 57 arresti e beni sotto sequestro per centinaia di milioni di euro

I carabinieri del Ros con i colleghi del Comando Provinciale di Caserta, poliziotti e finanzieri hanno arrestato 57 persone fra le provincie di Caserta, Napoli, Frosinone, Modena, Reggio Emilia, Catania: sono accusare a vario titolo di essere collegate al clan dei Casalesi. L’inchiesta riguarda il gioco d’azzardo e l’operazione é stata coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli. Centinaia di milioni di euro il valore dei beni messi sotto sequestro.