Il ritorno del Nautic Sud a Napoli porta qualche segnale di ripresa per il settore


Il ritorno del NauticSud, il Salone della Nautica, a Napoli ha una valenza importante: è il termometro del fatto che dopo anni bui per il comparto si vede qualche segnale di ripresa.

La crisi unita ad una serie di balzelli che hanno penalizzato il settore (basta pensare all’imposta sul possesso di unità da diporto del governo Monti), dai diportisti ai cantieri passando per i porti e per tutto l’indotto, ha portato ad una contrazione del mercato della nautica che secondo gli operatori del settore è stata più o meno del 60 per cento. Questo ha fatto tagliare posti di lavoro, chiudere tante piccole e meno piccole imprese, insomma un disastro.

Così vedere una ripartenza può dare una speranza al Sud, all’industria cantieristica italiana e a tutto quello che ruota intorno alla nautica: ho sempre fatto un ragionamento, da appassionata del mare in tutte le sue forme.

Ho sempre pensato che se in una famiglia dove c’è un natante, un gommone o una barchetta di sei-sette metri, si dovesse rinunciare per esempio per pagare le tasse aumentate davvero troppo, si perderebbero dei posti di lavoro. Cinque-sei gommoni in meno costerebbero all’impresa della nautica altrettanti posti di lavoro.

Il conto è presto fatto: ogni inverno ci sarebbero 5-6 clienti che non spenderebbero soldi nel rimessaggio del loro mezzo, dei motori, non comprerebbero gli accessori che si sono rotti, non acquisterebbero le dotazioni di sicurezza. E d’estate non prenoterebbero il camion per il varo e neppure il posto nell’ormeggio. Inoltre non spenderebbero soldi in benzina o gasolio, non darebbero le mance ai ragazzi che lavorano nei porti e tengono a posto le barche…Insomma tutto questo produrrebbe sicuramente un risparmio – la barca non è necessaria, certo – a fronte di una rinuncia ma soprattutto costringerebbero a troppi licenziamenti.

Questo è il principale motivo per cui il ritorno dopo alcuni anni, credo 5, del Salone nautico alla Mostra d’Oltremare di Napoli, peraltro in sinergia con l’Associazione dei Cantieri della Regione, a riprova di serietà e professionalità, mi fa piacere.

In questo salone il re è ovviamente il gommone: meno impegnativo come prezzo e come gestione, con le barche fino 8-9 metri è il mezzo più gettonato. Natanti, senza targa cioè. A fronte di quel meno 60 per cento registrato negli ultimi tempi si vede una prima inversione di tendenza: qualche contratto, qualche acquisto ci sono stati.

Mi ha spiegato Ugo Lanzetta dealer di una importante casa di motori fuoribordo che il trend positivo è del 15 per cento circa. Piccoli ma significativi passi. Se si pensa che all’interno del Salone ci sono 120 aziende in buona parte italiane, molte del Sud, che nel nostro Paese ci sono 411 nuovi yacht in costruzione e che arredamento e tappezzerie per yacht di lusso realizzati alle nostre latitudini non hanno nulla da invidiare a quelli del resto del mondo, tanto da essere i prodotti più richiesti dai paperoni di ogni dove, si capisce perché la rinascita di un salone di tradizione, è la 43. edizione, fa bene alla nostra industria, al nostro Paese.

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