Traffico di hascisc Italia – Spagna: 20 arresti a Napoli, sequestrati kalashnikov e droga

Dalle primissime ore del mattino, i Finanzieri del Comando Provinciale di Napoli sono impegnati nell’esecuzione di dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Napoli nei confronti di altrettanti pericolosi soggetti, alcuni dei quali affiliati a clan della provincia e del capoluogo partenopeo.
L’attività odierna interessa anche altre Regioni italiane e rappresenta l’atto finale di complesse indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (D.D.A.) e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, che hanno consentito – dal loro avvio – tra l’altro di:
• arrestare circa venti persone resesi responsabili dei gravi reati di associazione finalizzata al traffico illecito di droga ed armi;
• sequestrare circa 3,5 quintali di hashish, fucili mitragliatori Kalashnikov e una bomba a mano;
• reprimere, durante lo scorso anno, nelle acque internazionali al largo delle Isole Baleari (Spagna) un traffico illecito di circa 10 tonnellate di hashish.
L’imponente inchiesta giudiziaria ha consentito di accertare l’esistenza e l’operatività di un agguerrito gruppo criminale con varie ramificazioni nel territorio nazionale ed estero, dedito in particolare all’importazione in Italia di ingenti quantitativi di hashish destinati alle principali “piazze di spaccio” della provincia di Napoli.

Caserta, i carabinieri arrestano la banda delle donne che rapinavano le gioiellerie

  • A capo della banda c’erano donne: sarebbero satte loro le menti di una serie di rapine a gioiellerie della provincia di Caserta. Avevano stabilito un modus operandi , sempre lo stesso. Pianificavano l’azione che prevedeva sempre la stessa scena: un uomo ben vestito e a volto scoperto entrava con le armi in pugno, costringeva con violenza tutti a sdraiarsi per terra poi arrivavano loro, due donne che indossavano un casco da motociclista e portavano via tutto. Dopo una lunga indagine li hanno identificati ed arrestati i carabinieri del nucleo investigativo di Caserta che hanno notato che numerose rapine della zona, avvenute a poca distanza temporale l’una dall’altra erano tutte molto simili per modalità e c’erano sempre delle donne coinvolte. Così sono finiti in carcere in 9 le indagini coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere hanno permesso di scoprire che a organizzare le rapine e a decidere dove, come e quando colpire era proprio un gruppetto di donne.

     

Napoli, Carmine Cerrato arrestato dalla Polizia: è uno dei presunti capi del clan Amato-Pagano

Napoli, operazione della polizia di stato: alle prime ore dell’alba gli agenti della squadra mobile hanno tratto in arresto Cerrato Carmine, detto Taekwondo, elemento di vertice del clan Amato Pagano, cognato di Cesare Pagano latitante, ricercato x associazione a delinquere di stampo camorristico .è stato stanato con la famiglia in un appartamento a Mugnano, nell’area nord di Napoli.

Santa Maria Capua Vetere: arrestati dai carabinieri 41 presunti esponenti del clan Amato

I Carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere hanno eseguito nelle province di Caserta, Crotone, Avellino, Lecce, Benevento e Salerno, una vasta operazione nei confronti degli affiliati ancora liberi del clan “Amato” egemone nella città del Foro. L’attività d’indagine, condotta dai militari della Compagnia Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha portato all’esecuzione di 41 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone gravemente indiziate di partecipare ad un’organizzazione per delinquere di stampo mafioso che, per alimentare gli interessi del citato clan, hanno commesso negli ultimi anni vari e gravissimi reati quali due tentati omicidi, estorsioni, danneggiamenti, incendi dolosi, violenza e minaccia al fine di far commettere un reato, usura, falsità ideologica e materiale, favoreggiamento personale, illecita concorrenza con violenza e minaccia, truffa ai monopoli dello Stato, riciclaggio, ricettazione e detenzione e porto illecito di armi ed esplosivi.

Camorra, suicida in carcere Domenico Antonio Pagano, capo degli Scissionisti, cognato di Raffaele Amato

Si é tolto la vita impiccandosi nella sua cella nel carcere di Opera, Milano, Domenico Antonio Pagano, 46 anni, considerato uno dei capi degli Scissionisti, il clan protagonista della faida di Scampia. Pagano doveva scontare 20 anni di carcere duro: sulla sua morte é stata aperta un’inchiesta per fare luce sull’episodio. Era in carcere dal febbraio del 2011 quanfo era stato arrestato a Cicciano (Napoli) ed era detenuto al regime del 41 bis. Quando é stato preso era il reggente del clan: lo era diventato dopo l’arresto del fratello Cesare. Cognato di Raffaele Amato, Carmine Antonio Pagano é stato trovato in fin di vita il 15 marzo scorso nella sua cella: inutile il trasferimento in ospedale, dopo alcuni giorni é morto.

Camorra, clan dei Casalesi: arrestato Giuseppe Misso. Ordinanza anche per Francesco Bidognetti e Nicola Panaro

 

Era stato scarcerato da poco ma grazie alla ricostruzione di un omicidio avvenuto più di 20 anni fa Giuseppe Misso è stato nuovamente arrestato. Secondo i magistrati che si occupano del clan dei Casalesi, Misso aveva assunto la direzione dell’organizzazione criminale dopo l’arresto di Carmine Schiavone, altro figlio di Francesco detto Sandokan. I carabninieri di Caserta hanno ricostruito infatti l’omicidio di Giuseppe Gagliardi, avvenuto nel ’92 e grazie alle loro indagini e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno potuto riaprire un caso ormai chiuso. Il commando che agì all’epoca a San Cipriano d’Aversa avrebbe avuto come amndante Francesco Bidognetti, alias Ciciiotto ‘e mezzanotte, potente boss del clan già condannato all’ergastolo, fra gli esecutori Nicola Panaro, pure lui già arrestato dai carabinieri e come basista proprio Giuseppe Misso, allora giovanissimo. Negli ultimi tempi grazie ai numerosi arresti che hanno scompaginato il clan, Giuseppe Misso era diventato un personaggio di vertice nella geografia della mala della zona.

 

 

 

Sanità, Napoli: altri 3 milioni di euro risarciti a medici attraverso l’azione di Consulcesi

Il tribunale civile di Napoli ha risarcito con un rimborso record i medici italiani che non hanno potuto usufruire della borsa di studio durante la specializzazione universitaria, a causa del recepimento
tardivo da parte del nostro Paese delle direttive europee in materia. Il  risarcimento riconosciuto è pari a 2,8 milioni di euro ed è stato accordato ad un gruppo di camici bianchi che hanno presentato ricorso.  A renderlo noto è  Consulcesi, associazione per la tutela e la difesa dei diritti dei medici, che conta 40 mila iscritti nella Penisola. Il totale dei risarcimenti ottenuti da Consulcesi, attraverso le cause aperte nei tribunali di tutta Italia, sale così a
268 milioni di euro in favore di 4.800 camici bianchi. Il valore della richiesta di rimborso è arrivato fino a 180 mila euro per ognisingolo medico, come sottolinea l’associazione. Il presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella, commenta: “Le ragioni dei nostri associati, ancora una volta, hanno trovato un riscontro positivo con lo Stato che arriva a pagare spontaneamente e a soli 5 mesi dalla causa, come nel recentissimo caso di Venezia. Per questo -ha aggiunto Tortorella  – stiamo raccogliendo le adesioni per la prossima causacollettiva della categoria, che scadrà il 30 marzo”.

La morte di Antonio Manganelli, servitore dello Stato e persona perbene

Antonio Manganelli è morto, non ce l’ha fatta a superare le complicanze che lo hanno portato in ospedale con un edema cerebrale. Aveva 62 anni e vorrei ricordarlo com’era quando l’ho conosciuto. Un giovane e brillante funzionario di polizia che aveva da poco coordinato la liberazione di Augusto De Megni, allora un bambino, che era stato rapito e per il quale veniva richiesto un riscatto. Lo chiamai, lo intervistai per un mensile napoletano e lui fu molto cortese. Mi colpì un fatto: non diceva mai ” io” ho fatto… ma sempre “noi”: il suo impegno nella Polizia di Stato era tale che lo portava a parlare al plurale delel operazioni che con molta modestia ma con ottimi risultati portava avanti.- Fu in quella occasione che, grazie a lui, andai a far visita alla caserma dei Nocs, guidati sul campo da un altro ottimo poliziotto: Umberto Genolini, anche lui scomparso troppo presto. Ho poi ritrovato Antonio Manganelli a Napoli, da questore: aveva conservato intatte tutte quelle qualità. a.m.c