DANNI ALL'IMMAGINE, DOMANI IL COMUNE SI COSTITUIRA' PARTE CIVILE NEL PROCESSO CHE SI APRE CONTRO L'IMPRENDITORE ALFREDO ROMEO E ALTRI 15 IMPUTATI

Il sistema Romeo, il metodo ritenuto illegale dalla Procura di Napoli di aggiudicarsi appalti (truccargli, manipolarli scrivono i magistrati della Dda Filippelli, Falcone, D’Onofrio) all’ombra del Vesuvio (e non solo) finisce alla sbarra dopo la retata del 17 dicembre 2008, gli interrogatori e le prime battaglie legali tra magistrati inquirenti e avvocati della difesa. Domani, alle 10, nell’aula bunker di Poggioreale, prima udienza preliminare per i 15 imputati del primo filone d’inchiesta. Il principale imputato, inutile dirlo, è l’imprenditore Alfredo Romeo, in una cella del carcere di Poggioreale dal giorno dell’arresto e con l’intero patrimonio immobiliare personale e delle sue aziende sequestrato. E domani, siccome i guai che sono già tanti non vengono mai da soli, il comune di Napoli, a tutela del buon nome e dell’immagine dell’Ente, evidentemente infangato in questa inchiesta (che, lo ricordiamo, conta anche gli arresti degli ex assessori Giuseppe Gambale, Felice Laudadio, Enrico Cardillo, Ferdinando di Mezza e avvidi garanzia per alcuni tra consiglieri comunali e funzionari), chiederà di costituirsi parte civile.

SAN MARTINO VALLE CAUDINA, ARERSTATO GENNARO PAGNOZZI, CONSIDERATO IL CAPO DELL'OMONIMO CLAN

Questa mattina all’alba, i militari della Stazione Carabinieri di San Martino Valle Caudina hanno eseguito una ordinanza di carcerazione emessa dal Tribunale di Napoli nei confronti dello storico capo del clan Pagnozzi, Gennaro, ed hanno denunciato due affiliati al medesimo clan.
Per l’ormai 70enne boss della Valle Caudina, l’ordinanza arriva al termine di uno dei più recenti processi che l’hanno visto coinvolto e va a infliggerli la pena della reclusione per ulteriori 9 anni. Nella motivazione dell’ordine di carcerazione, il magistrato di Napoli ha contestato a Gennaro Pagnozzi i reati di associazione a delinquere di tipo camorristico finalizzata all’usura, all’estorsione e attuata per il tramite di numerosi attentati dinamitardi.
I due affiliati, invece, sono stati denunciati dai Carabinieri della Stazione di San Martino Valle Caudina per inosservanza agli obblighi imposti dal giudice, violando con cadenza quasi giornaliera le prescrizioni loro imposte.
Il capo clan Pagnozzi è stato arrestato dai militari di San Martino presso la sua abitazione e condotto presso il carcere di Bellizzi Irpino, ove rimarrà a scontare la pena inflitta dai magistrati del Tribunale di Napoli.

CAMORRA, SEQUESTRATI BENI PER 2 MILIONI E MEZZO DI EURO A ROCCO FATALE, FRUTTIVENDOLO ACCUSATO DI USURA ED ESTORSIONI. I SIGILLI A UNA VILLA LUSSUOSA

Carabinieri e Polizia delle Sezioni Misure di Prevenzione del Comando Provinciale e della Questura di Napoli hanno eseguito un provvedimento di sequestro, a carico di Rocco Fatale, 41 anni, residente a Cardito, attualmente detenuto per usura continuata ed estorsioni continuate in concorso aggravate dall’aver agito per le finalità o per agevolare le attività criminali del clan camorristico dei “Cennamo” operante a Crispano, Frattamaggiore e zone limitrofe e facente capo ad Antonio Cennamo.
Il Tribunale ha esaminato risultanze investigative degli organi specializzati delle Forze dell’Ordine nei confronti di Fatale Rocco e del suo nucleo familiare dalle quali è emersa la sussistenza di beni immobili, beni mobili registrati e quote societarie nonché di vari conti correnti ed altri tipi di rapporti bancari nella disponibilità dell’uomo.
Sono stati quindi sottoposti a sequestro:
– un appezzamento di terreno a Cardito della superficie di 1001,37 mq. ed un lussuoso immobile (abusivo) sovrastante di circa 800 mq.;
– la totalità delle quote sociali e dei beni aziendali della F.B.A. COSTRUZIONI S.r.L. con sede legale a Frattaminore;
– 5 veicoli (3 autovetture e 2 motocicli);
– 6 conti correnti bancari;
– un dossier titoli;
– 3 polizze assicurative e relative somme accantonate.

CAMORRA, CASALESI: ARRESTATO ARMANDO LETIZIA, GRUPPO BIDOGNETTI, LATITANTE DA DUE ANNI. ERA CONSIDERATOLA MENTE ECONOMICA DEL CLAN

I poliziotti della squadra Mobile di Caserta hanno arrestato Armando Letizia, 55 anni, di Casal di Principe, latitante da più di un anno. Letizia è un personaggio di spicco del clan dei Casalesi, in particolare del Gruppo di Bidognetti. Sua moglie Esterina è la zia materna di Domenico Bidognetti, suo nipote Giovanni Letizia , arrestato il 30 settembre scorso, faceva parte del gruppo di Giuseppe Setola, suo figlio Franco è tuttora latitante.
Con la squadra mobile di Caserta diretta da Rodolfo Ruperti hannoc ollaborato uonminid ella Mobile di Napoli e del 66. reggimento Aeromobile Trieste dell’Esercito.
Nel clan Bidognetti,s econdo gli investigatori, Armando letizia avrebbe avuto un ruolo molto importante: a lui e alla sua famiglia – scrivono gli uinvetsigatori – “erano affidate le attività estorsive sul litorale Domitio ed anche la cassa del clan. Letizia avrebbe anche provveduto a riciclare i soldi delal cosca impiegandoli in svariate attività economiche , in particolare nella costituzioen della società Flora Ambiente s.r.l. che, anche attarverso accordi intercorsi con i fratelli Orsi, Michele – ucciso nel giugno scorso- e Sergio, sarebbe diventato poi il partner privato della società mista ECO 4 s.p.a., con l’obiettivo di consentire al clan Bidognetti, attraverso la fraudolenta aggiudicazione di appalti pubblici indetti dal consorzio CE4, di inserirsi nel lucroso affare della raccolta rifiuti.

ArmandoLetizia si nascondeva ad Acerra, in via Madonnelle, in un complesso immobiliare composto da 35 appartamenti: era in un’abitazioen al 6.piano dove i polziiotti hanno fatto irruzione sfondando la porta. Alla vista degli agenti si è fatto ammanettare ed è statoportatoa l carcere di Poggioreale.

PROVINCIA DI CASERTA: DE FRANCISCIS SI DIMETTE E VOLA A LOURDES

Il presidente della Provincia di Caserta, Sandro De Franciscis, ha rassegnato oggi le proprie dimissioni dalla carica. La decisione è scaturita dalla sopravvenuta nomina di responsabile del Bureau Médical del santuario di Nostra Signora di Lourdes, ricevuta il 10 febbraio scorso dal vescovo di Tarbes e Lourdes, monsignor Jacques Perrier. De Franciscis incontrerà domani gli organi d’informazione alle ore 12 nella sala Giunta di corso Trieste.